martedì 9 marzo 2010

Napoli: disse no al clan, ucciso a 17 anni


Napoli: disse no al clan, ucciso a 17 anni
Tre arresti per l'omicidio Fontanarosa


NAPOLI (8 marzo) - Era incensurato, ma a 17 anni già gravitava nel mondo della delinquenza. Figlio di un rapinatore ucciso da un carabiniere durante un colpo in un ufficio postale, era considerato dal clan di zona come un problema, un potenziale cane sciolto da eliminare anche per impartire una lezione a tutto il mondo della malavita.


Ucciso perché disse no al clan. E così il giovanissimo Ciro Fontanarosa fu ucciso con sette colpi di pistola, come un boss, a causa del suo rifiuto di affiliarsi a un clan della camorra e di osservarne le regole. Era questo il movente dell'omicidio avvenuto il 25 aprile del 2009 a Napoli: per quel delitto i carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno arrestato tre uomini, due dei quali accusati di essere il mandante e l'esecutore del crimine, al termine di indagini coordinate dalla Dda.

Tra gli arrestati il figlio del boss Bosti. In manette sono finiti Ettore Bosti, 30 anni, figlio di Patrizio, il capo dell'omonimo clan camorristico operante nel centro storico di Napoli, e Vincenzo Capozzoli, 34 anni: il primo avrebbe ordinato l'omicidio per punire il giovanissimo Fontanarosa del suo no all'ingresso nella cosca, il secondo avrebbe eseguito il delitto con particolare ferocia, esplodendo sette colpi di pistola contro la vittima in modo da dare un segnale inequivocabile a chi avesse pensato di seguire le orme ribelli di Fontanarosa. Per favoreggiamento aggravato è stato invece arrestato Cristian Barbato, 22 anni, cugino della vittima e testimone dell'agguato, che avvenne nel popoloso Borgo Sant'Antonio abate.

Il padre ucciso al termine di una rapina. Insofferente agli avvertimenti ricevuti dalla cosca, Fontanarosa era figlio di Antonio, malvivente morto al termine di un tentativo di rapina in un ufficio postale di Secondigliano, alla periferia di Napoli. Il 5 gennaio del 1999, quando aveva 31 anni, l'uomo sbucò da un foto praticato nel pavimento dopo aver scavato un cunicolo nelle fogne per arrivare dentro l'ufficio. Qui, però, si trovò di fronte un carabiniere che doveva compiere alcune operazioni postali. Il militare intimò l'alt; Fontanarosa, che era armato, non si fermò, e il carabiniere sparò, uccidendolo.

Cresciuto in un contesto difficile. Ciro Fontanarosa, cresciuto in un contesto difficile e segnato da questo episodio, era diventato a sua volta una «testa calda». Nel momento in cui fu deciso il suo omicidio, a capo del clan Contini, cosca storica del centro di Napoli, c'era Ettore Bosti, figlio dell'indiscusso padrino Patrizio (arrestato dai carabinieri in Spagna nel 2008 e detenuto da allora in regime di 41 bis). Ettore Bosti ordinò l'eliminazione di Fontanarosa per ribadire la volontà di assoluto controllo del territorio da parte della cosca, ed evitare che proliferassero attività criminali estranee agli ordini del clan.

Decisive le intercettazioni telefoniche. Le indagini, sottolineano gli inquirenti, si sono svolte in un ambiente caratterizzato da assoluta omertà: da qui l'arresto del cugino della vittima, che malgrado fosse stato testimone oculare dell'omicidio si era sottratto ad ogni forma di collaborazione con gli investigatori temendo ritorsioni violente. Per ricostruire le responsabilità sono state decisive, ricorda la Dda, le intercettazioni telefoniche e ambientali; altrettanto importanti le dichiarazioni di un pentito, anche lui di giovanissima età, che da sempre gravita nell'orbita del clan Contini.

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