giovedì 8 luglio 2010

Riciclaggio, arrestato Lorenzo Cola


Riciclaggio, arrestato Lorenzo Cola
"Era pronto a scappare negli States"


Fermato a Roma l'ex consulente
del presidente di Finmeccanica
"Tramava con Gennaro Mokbel"
Sotto la lente dei pm 8,3 millioni

ROMA

È stato fermato dai carabinieri del Ros a Roma, mentre lasciava l’Italia: Lorenzo Cola, in passato consulente di Finmeccanica, è indagato nell’ambito dell’inchiesta sul maxi-riciclaggio che coinvolge Fastweb e Telecom Italia Sparkle.

Cola è accusato di riciclaggio internazionale in concorso con l’imprenditore Gennaro Mokbel, uno dei presunti capi dell’associazione per delinquere sgominata dal Ros, l’ex senatore Nicola Di Girolamo, e altre due persone finite nell’inchiesta, Marco Iannilli e Marco Toseroni.

I cinque sono coinvolti in un nuovo fronte dell’indagine romana sul maxi-riciclaggio: oggetto delle indagini un investimento di 8,3 milioni di euro sborsati da Mokbel (e di presunta «provenienza delittuosa») per l’acquisizione di quote di una società, la Digint, partecipata da Finmeccanica. Secondo l’accusa Mokbel avrebbe versato il denaro su conti esteri a Iannilli e Cola (quest’ultimo definito dagli inquirenti «soggetto di fiducia di Finmeccanica»), attraverso bonifici fatti da Toseroni, acquisendo così il 51% della Digint (il restante 49% è invece riconducibile a Finmeccanica). I carabinieri sono riusciti a ricostruire il flusso del denaro, partito da Singapore, transitato per San Marino su un conto di Iannilli e finito in Svizzera.

La vicenda della Digint - ritenuta dagli inquirenti una ’scatola vuotà finalizzata a costituire fondi neri - è stata al centro di diversi interrogatori degli indagati. Allo stesso Mokbel, in primis, è stato chiesto il senso di questa operazione finanziaria, che risale al 2007, quando acquistò la maggioranza della Digint per circa 8 milioni di euro.

Anche l’ex senatore Di Girolamo è stato sentito dagli inquirenti su questo tema specifico ed avrebbe ammesso, secondo indiscrezioni, che l’operazione Digint sarebbe servita a creare fondi neri all’estero.

Secondo l’ipotesi accusatoria la Digint avrebbe dovuto acquisire contratti, salendo così di valore: a questo punto il 51% acquistato dal gruppo riconducibile a Mokbel sarebbe stato venduto a Finmeccanica ad un prezzo di molto maggiorato rispetto all’originario impiego di risorse finanziarie e le plusvalenze di questa operazione sarebbero state ripartite tra gli interessati.

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