giovedì 4 agosto 2011

Il preside contro i prof fannulloni della facoltà di Medicina di Bari



BARI - Nessuno li ha mai visti nei laboratori, ignorano i programmi di ricerca e non appaiono sulle riviste di settore. Sono gli imboscati della facoltà di Medicina di Bari. Studiosi sulla carta, improduttivi nella pratica, il loro contributo al progresso della scienza è pari a zero. Dati alla mano, il trentasei per cento dei docenti, tra professori ordinari, associati e ricercatori, non ha pubblicato nessun lavoro a livello internazionale, cioè nel mondo della ricerca che conta. In particolare, proprio i ricercatori sono i più latitanti, perché il 47% di loro è nullafacente. I dati si riferiscono al 2009, con 408 docenti complessivamente in organico, e sono i più recenti finora elaborati dalla facoltà di Medicina.

La qualità della ricerca (per chi lavora) è migliorata, rispetto al 2008, è stabile la percentuale dei docenti attivi, ma è aumentato il numero dei ricercatori fantasma. La situazione è talmente grave che il preside, Antonio Quaranta, ha scritto una lettera a tutti i colleghi, prendendo spunto dall’ultimo rapporto del Censis sulle università italiane. Come ogni anno, l’istituto di ricerca ha pubblicato la classifica degli atenei e delle facoltà. Di 37 istituzioni mediche considerate, la facoltà barese è scivolata al penultimo posto, dopo avere occupato la 32esima posizione lo scorso anno accademico e la 31esima quello precedente. La diagnosi è inappellabile: la facoltà è penalizzata proprio dai docenti improduttivi.

«La valutazione dei parametri analizzati dal Censis - scrive il preside Quaranta nella lettera - evidenzia un miglioramento della produttività (per esempio numero di studenti e laureati in corso, ndr), la stabilità dei rapporti internazionali (studenti baresi che partecipano a viaggi studio all’estero e stranieri ospitati, consistenza dei finanziamenti per collaborazioni internazionali tra atenei), un decremento nelle attività didattiche (percentuale di docenti di ruolo ed esterni, posti aula, età media dei professori) ma, soprattutto, un significativo peggioramento della ricerca (progetti finanziati in ambito nazionale ed europeo)».

La missiva, pacata nel tono ma chiarissima nei contenuti, è stata inviata anche al rettore, Corrado Petrocelli. Nel richiamare i docenti ai propri doveri, Quaranta esprime anche il rammarico per non aver trovato collaborazione in un numero tanto elevato di colleghi, proprio sul piano, tanto delicato, della ricerca. «Già nel rapporto sullo stato della nostra facoltà 2007-2009 (con dati fino al 2008), questa presidenza aveva posto in rilievo il disinteresse verso la ricerca scientifica di un numero troppo alto di professori e ricercatori. Prendo purtroppo atto - ne deduce il preside - che il mio invito ad a un maggiore impegno non è stato recepito».

Non a caso, il seguito della lettera è dedicato ai temi strategici della formazione medica a Bari. Innanzitutto, il protocollo d’intesa tra l’Ateneo e la Regione, scaduto da anni, necessario a mettere nero su bianco l’organizzazione dell’azienda mista, ospedaliero universitaria, del Policlinico.

Luca Barile

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