giovedì 30 maggio 2013

Quattro ergastoli in Appello per la morte di Lea Garofalo


I giudici vanno oltre le richieste del pm: un solo assolto

Nel processo di secondo grado a Milano confermato il carcere a vita all'ex compagno della testimone di giustizia calabrese uccisa e bruciata in Lombardia. Massimo della pena anche per Vito Cosco, Rosario Curcio e Michele Sabatino. Giudicato credibile il pentito Venturino: per lui sconto di pena
 


QUATTRO ergastoli, una assoluzione e lo "sconto di pena" per il pentito Carmine Venturino. È questa la decisione dei giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano che hanno così parzialmente modificato la sentenza di primo grado nel processo per il sequestro e l’omicidio della testimone di giustizia calabrese, Lea Garofalo, uccisa a Milano il 24 novembre 2009.
Confermato il carcere a vita per Carlo Cosco, l'ex compagno di Lea. Con lui anche il fratello Vito e Rosario Curcio. Sconterà l'ergastolo anche Michele Sabatino, che secondo l'accusa era invece stato scagionato dalle dichiarazioni del pentito Carmine Venturino. I giudici non sono stati d'accordo. Assolto invece, come richiesto, Giuseppe Cosco, con la formula della "vecchia" insufficienza di prove. Per Venturino, la corte ha deciso una pena di 25 anni, accogliendo lo sconto di pena e ritenendolo quindi credibile nelle sue dichiarazioni che hanno permesso di trovare i resti del corpo di Lea.
La sentenza, in sostanza, va anche al di là delle richieste formulate dal pg Michele Tatangelo, che aveva invocato solo tre condanne a vita. In primo grado erano state sei le condanne all'ergastolo per l'omicidio della testimone di giustizia crotonese uccisa a Milano il 24 novembre 2009 e poi bruciata.
Per Denise Garofalo, la figlia di Lea, con la sentenza di secondo grado per l’omicidio della madre è stata scritta «un’altra pagina di giustizia» dopo il verdetto di primo grado del marzo 2012. Lo ha spiegato l’ avvocato Vincenza Rando, legale della ragazza che da anni vive sotto protezione dopo aver aiutato gli inquirenti nelle indagini, e che oggi ha assistito al verdetto nascosta in un corridoio vicino all’aula e dietro un paravento.   «Con i quattro ergastoli – ha spiegato l’avvocato – è stata scritta un’altra pagina di verità e in relazione all’ assoluzione di Giuseppe Cosco attendiamo di leggere le motivazioni». Il legale ha voluto ribadire inoltre che «questo non è un delitto passionale, ma si inserisce all’interno di una cultura 'ndranghetista». Infine, l’avvocato ha sottolineato ancora una volta come il pentito Carmine Venturino «ha fatto un passo importante facendo ritrovare il corpo di Lea». 

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