giovedì 13 giugno 2013

La 'nrangheta nei call center: 7 condanne a Milano

Per le infiltrazioni nelle sedi "Blue call" di tutta Italia

Tra i condannati uno dei vecchi titolari dell'impresa presente anche in Calabria. Le accuse erano, a vario titolo, trasferimento fittizio di beni ed estorsione aggravate dalla finalità mafiosa. L'inchiesta aveva portato nel 2012 a 23 arresti tra Calabria, Lombardia e Svizzera e al sequestro dell’azienda finita nel mirino del clan Bellocco


SETTE condanne a pene comprese tra un anno e due mesi e otto anni e sei mesi sono state inflitte dal gup di Milano Andrea Salemme al termine del processo col rito abbreviato sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nella 'Blue Call’, azienda che si occupa della gestioni di call center con sedi in tutta Italia. 
 
Un altro indagato, Tommaso Veltri, ha patteggiato due anni di pena dopo avere versato come risarcimento duemila euro all’associazione "Libera". Le accuse erano, a vario titolo, trasferimento fittizio di beni ed estorsione aggravate dalla finalità mafiosa. L'inchiesta, condotta dal pm Paolo Storari, aveva portato nel novembre del 2012 a 23 arresti tra Calabria, Lombardia e Svizzera e al sequestro dell’azienda "aggredita" dalla cosca dei Bellocco. Tra i condannati uno dei vecchi titolari della 'Blue Call’, Andrea Ruffino (due anni e otto mesi), Rocco Panetta (cinque anni e quattro mesi), Danilo Raso (un anno e dieci mesi), Michelangelo Belcastro (tre anni e quattro mesi). 
Nata nel 2008 con 87 addetti, la Blue Call (sede a Cernusco sul Naviglio, Milano) nel 2010 aveva già 872 lavoratori. E proprio in quell'anno, stando alle indagini, quando il fatturato sfiorava i 14 milioni di euro, Umberto Bellocco, «giovane rampollo» di una delle più potenti famiglie della Piana di Gioia Tauro, decise di entrare coi suoi uomini nell’azienda, «senza mettere un euro», e in poco più di un anno, stando all’ordinanza d’arresto, ne assunse il controllo "divorando" l'azienda: nel giro di due anni 600 lavoratori vennero mandati a casa.
 
Lo scorso 24 novembre erano state arrestate, su ordine del gip di Milano Giuseppe Gennari e su richiesta del procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari, una ventina di persone, tra cui anche Andrea Ruffino, anche lui all’epoca titolare della Blue Call. Secondo il gip che aveva firmato le misure cautelari, «l' infiltrazione» era stata «in qualche modo gradita in quanto i soci espressione della 'ndrangheta assicurano protezione e difesa all’azienda da attacchi esterni provenienti da altri gruppi criminali».
   
Ruffino, che ha subito anche pesanti minacce dagli uomini del clan e, in seguito, ha collaborato alle indagini, è stato condannato a due anni e otto mesi con la concessione delle attenuanti generiche. Michelangelo Belcastro, invece, una sorta di "testa di legno" del clan Bellocco, è stato condannato a tre anni e quattro mesi, mentre per Raffaele Rullo, accusato di intestazione fittizia e estorsione, sono arrivati otto anni e sei mesi di carcere.    Per Umberto Bellocco e per altri imputati, invece, è in corso il processo con rito ordinario. Nel corso del procedimento, infine, molti imputati sono stati scarcerati e posti agli arresti domiciliari dal Riesame. 

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