giovedì 7 novembre 2013

Reggio, anche beni confiscati erano gestiti dal clan

Il procuratore antimafia: «Controlli sugli amministratori»

Tra le decine di professionisti arrestati per i loro legami con la 'ndrangheta c'è anche chi doveva amministrare i patrimoni confiscati. E ora nasce un caso sulla vigilanza
 


REGGIO CALABRIA - Lo scandalo giudiziario che ha travolto i colletti bianchi reggini, con decine di arresti e perquisizioni anche in altre 4 regioni italiane (LEGGI) ha riacceso l'attenzione sugli intrecci tra economia e 'ndrangheta, rilevando, come si legge nell'ordinanza, che «il denaro è l'unico vincolo di affiliazione» (LEGGI). «La criminalità organizzata è sedimentata sul territorio, ma se il ramo armato si individua, quello economico resta mimetizzato» ha affermato tra l'altro il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho.
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Sul tema delle collusioni, a preoccupare il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti è soprattutto la vicenda legata all'amministratore giudiziario Francesca Marcello: avrebbe dovuto gestire i beni confiscati alla cosca Liuzzo, in realtà era poco più che un fantoccio del clan (LEGGI). E così il controllo delle proprietà, di fatto, restava in mano alla 'ndrangheta. Roberti ha indicato la Marcello come «punto debole nel contrasto alle organizzazioni mafiose»: un amministratore, ha detto «corrotto, colluso, al servizio dell’organizzazione mafiosa, tanto che gli è stato contestato il concorso esterno in associazione mafiosa».
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Da qui il richiamo del procuratore nazionale antimafia: «Emerge la necessità - ha detto - di istituire al più presto l’albo degli amministratori giudiziari, previsto dal codice antimafia del 2011, in modo da potere formare controllare questa categoria professionale che è indispensabile per quanto riguarda la gestione e la destinazione dei beni confiscati alle mafie».

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