venerdì 9 ottobre 2009

La GdF sequestra rete di slot machine del clan Lo Piccolo


La GdF sequestra rete di slot machine del clan Lo Piccolo

Scripta manent e così i pizzini trovati nel covo di Salvatore Lo Piccolo il 5 novembre 2007 – giorno dell'arresto del boss e del figlio Sandro, tutt'ora detenuti nel carcere di massima sicurezza di Opera – sono costati cari alle casse del clan mafioso. Dall'analisi dei preziosi manoscritti dei Lo Piccolo è infatti scaturita l'indagine che ha portato al sequestro di 17 slot machines nel palermitano, per un valore commerciale di circa 50 mila euro, che garantivano alla cosca un guadagno annuo di circa 100 mila euro. L'operazione eseguita giovedì dai finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, comandati dal colonnello Leandro Cuzzocrea, e dalla Guardia di Finanza di Palermo, a Isola delle Femmine, Capaci, Carini, Cinisi e Terrasini, s'inserisce nell'ambito delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti procuratori Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, con la collaborazione, per quanto attiene agli aspetti economici e finanziari, del Dipartimento mafia – economia gestito da Roberto Scarpinato. Le slot machines erano intestate a diversi prestanome, che le gestivano e ne incassavano i proventi per conto del clan. Alla lunga fila di reati contestati ai Lo Piccolo va così ad aggiungersi anche il trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, cioè l'articolo 12 quinquies di quella legge 356 del 1992 che nel tempo si è dimostrata particolarmente incisiva nell'aggressione ai patrimoni accumulati illegalmente dalla mafia. I pizzini, le lettere e gli appunti rinvenuti nel covo dei Lo Piccolo nel 2007 avevano già portato in passato all'individuazione dei nomi degli estorsori che taglieggiavano commercianti e imprenditori palermitani, con conseguente raffica di arresti, e contribuito in modo significativo a tracciare una mappa degli interessi e degli affari di Cosa Nostra in Sicilia, nel resto d'Italia e in Sud America. Le indagini proseguono

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