lunedì 26 aprile 2010

Schiavitù a Rosarno, le testimonianze


Schiavitù a Rosarno, le testimonianze

«Ci trattavano come bestie»

ROSARNO


In relazione agli elementi di prova tesi a dimostrare la qualità di irregolari dei lavoratori collocati ed avviati al lavoro nelle forme illecite che saranno volta, per volta evidenziate, si riporta uno stralcio delle dichiarazioni di Ramli Abdelaziz alla PS di Gioia Tauro.

«Personalmente ho lavorato per i caporali che ho indicato con il nome di Dokkali, Brahim, Farouk e Sadraoui Mohamed. Voglio precisare, che questi caporali mi portavano sui terreni a lavorare con i mezzi che ho già indicato nei precedenti verbali e Brahim con il furgone che ho sopra citato. Sul veicolo che mi portava al lavoro erano presenti altri extracomunitari comunque, per come ho già dichiarato delle etnie marocchine, algerini, tunisini, egiziani e solo il Sadraoui Mohamed aveva 10 operai sub sahariani. Queste persone che con me hanno lavorato sono quasi per la maggior parte senza permesso di soggiorno e il caporale era a conoscenza di questo. Preciso che anche qualche caporale è privo del regolare permesso. (...) Voglio aggiungere che i caporali preferivano quelli senza permesso di soggiorno perché ogni sopruso che loro commettevano non poteva essere denunciato. La mancanza di permesso di soggiorno del lavoratore impiegato è garanzia di impunità del caporale a fronte di qualunque sopruso possa essere commesso dal medesimo caporale. Perché è impossibile che il lavoratore senza permesso di soggiorno vada a denunciare presso le forze dell’ordine».

Si riporta, di seguito una parte delle sommarie informazioni rese da Ramli Abedelaziz in data 24 gennaio:

«Dal 1997 sono presente sul territorio italiano con regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro . Lo stesso non mi è stato più rinnovato da circa tre anni poiché in base alla legge Bossi -Fini avendo perso il lavoro non rientravo più nelle condizioni soggettive per ottenere il relativo rinnovo. Da allora vivo in giro per l’Italia facendo lavori saltuari e stagionali. Alla fine di Novembre dello scorso anno, per la prima volta sono giunto a Rosarno ove ho trovato rifugio presso la ex fabbrica Pomona ove vi alloggiavano altri miei connazionali . Per l’alloggio di fortuna ove abito non pago nessuna cifra nè ai legittimi proprietari del fondo rustico che non conosco nè ad altre persone. Divido detto alloggio con altre 20 persone circa le quali come me sono alla ricerca del lavoro giornaliero nei campi.

Sono a conoscenza che queste altre persone di varie etnie ovvero Egiziani, Algerini, Tunisini e Marocchini sono, per la maggior parte, in regola con il permesso di soggiorno. Dal mio arrivo a Rosarno ho sempre lavorato nelle campagne a raccogliere prima olive e poi agrumi. Prima della rivolta riuscivo a lavorare circa quattro giorni su sette alla settimana, mentre dopo la rivolta non sono più riuscito a trovare una giornata di lavoro. Io riuscivo a lavorare perché altre persone di varie etnie ovvero algerini, tunisini e marocchini mi portavano a lavorare con loro nei vari fondi agricoli di persone di nazionalità italiana che io non conosco e che a volte ho visto girare per i terreni ma che non sono in grado di riconoscere. Era l’intermediario straniero che mi pagava: ciò avveniva alla fine della giornata ovvero delle giornate per le quali lavoravo.

L’orario di lavoro era il seguente: dalle prime luce dell’alba al tramonto, praticamente si smetteva di lavorare qando non si vedeva più. L’intermediario che la mattina passava a prendere sia me che altri extracomunitari la sera ci riaccompagnava a Rosarno. La paga era varia in base agli accordi che si raggiungevano con l’intermediario, ovvero 25 al giorno oppure 1 euro a cassetta. Dalla cifra complessiva di 25 euro bisognava detrarre 3 euro per l’intermediario, così anche se si lavorava a cassetta, bisognava dare tre euro sempre all’intermediario sulla cifra complessiva. Debbo comunque precisare che mi è capitato di lavorare anche direttamente per qualche italiano di cui per qualcuno non so indicare il nome di un altro mi ricordo nome e cognome e precisamente Nicola Cuccomarino e questi mi pagava 30 o 35 euro al giorno.

Pertanto considerato che gli italiani ci pagavano 30 o 35 euro al giorno e quindi la paga per una giornata lavorativa era questa, presumo che quando lavoravo alle dipendenze dell’intermediario straniero il quale mi dava 22 euro, tale intermediario si tratteneva altri soldi oltre i tre euro fissi che pretendeva per il trasporto e per averci fatto lavorare. Quando si lavorava direttamente con un italiano proprietario del terreno, gli orari lavorativi erano migliori ovvero si lavorava per un massimo di sette ore al giorno.

« Con l’intermediazione del lavoro attraverso i caporali posso affermare che siamo trattati peggio degli schiavi perché oltre a lavorare dalla mattina presto a tarda sera, a volte per riscuotere quei pochi soldi di lavoro dobbiamo pregare il caporale che ce li versa a poco la volta ed addirittura a qualcuno sono stati negati. (...) Voglio precisare che i caporali anche quando si lavora a casetta ci rubano i soldi nel senso che rubano le cassette da noi raccolte e li mettano sul loro conto. Pertanto o lavorare a cassetta o lavorare a giornata è la stessa cosa perché non ci pagano più di 20 o 30 cassette pur raccogliendone il doppio».

Dal verbale di SIT rese in data 26 gennaio u.s. da Baridi Mohamed«Questo è il primo anno che sono venuto a lavorare a Rosarno e precedentemente ho lavorato a Milano e a Torino ed in altre località del nord. Rimasto senza lavoro al nord tramite un mio connazionale sono arrivato a Rosarno a fine dicembre del 2009. A Rosarno tramite un mio connazionale ho preso contatti con un tunisino di nome Mohamed del quale posso dire che è una persona di mezza età, di corporatura robusta. Ho trovato lavoro per la raccolta di mandarini e arance. Ho lavorato in nero e mi pagava Mohamed a cassetta e precisamente 40 centesimi a cassetta di arance e 1 euro a cassetta per i mandarini.

Al Mohamed dovevo versare una cifra di euro 3 al giorno per il trasporto. I fondi sui quali ho lavorato sono di 4 italiani dei quali due sono fratelli e gli altri due non lo so. Uno dei due fratelli ho sentito chiamarlo Giorgio ma su di loro non so dare alcuna indicazione poiché io tutti i contatti lavorativi li avevo con Mohamed. I terreni sui quali ho lavorato sono dalla Pomona andando verso Nicotera ma non sono in grado di indicarli precisamente. Dopo la rivolta dei neri avvenuta a Rosarno, il Mohamed poiché io sono in regola con il permesso di soggiorno, mi ha dato un foglio con il quale mi ha detto che ero in regola con il lavoro. Vi fornisco copia di questo foglio. Il foglio di assunzione comunque mi è stato fornito dal Mohamed successivamente ad un incidente che ho avuto sul lavoro.

Infatti in data 20 gennaio sono caduto da un albero e Sadraoui Mohamed e l’altro Mohamed del quale ho parlato e che è il caporale con il quale io sono entrato in contatto per lavorare mi hanno portato alla Pomona da dove successivamente altri miei connazionali hanno chiamato un’autoambulanza per portarmi in ospedale., a Polistena, ove mi hanno riscontrato un trauma alla spalla come da referto medico che vi consegno. Da circa due giorni i due Mohamed mi chiedono indietro il contratto di lavoro dicendomi che mi pagano i sette giorni di infortunio e mi danno subito i soldi che da loro avanzo e che ammontano a circa 250 euro. Mi hanno minacciato dicendomi che se non gli do il contratto non mi danno i soldi che io avanzo e che io non lavorerò più da nessuna parte. Per questa ragione io penso che a breve come starò meglio andrò via da Rosarno».

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